Il mercato dell’oro sta attraversando una delle fasi più intense e imprevedibili degli ultimi decenni. Dopo aver superato soglie considerate impensabili fino a pochi mesi fa, il metallo prezioso ha mostrato movimenti estremi che hanno colto di sorpresa anche gli investitori più esperti. Il superamento dei 5.000 dollari l’oncia, seguito da un picco vicino ai 5.600 dollari e da un improvviso ritracciamento sotto i 4.500 dollari, ha trasformato il 2026 in un anno destinato a lasciare il segno nella storia dei mercati finanziari.
Dopo il recupero sopra quota 5.000 dollari, il prezzo ha iniziato a muoversi in modo incerto, alternando rialzi e correzioni rapide. Questo comportamento ha alimentato una domanda cruciale tra investitori istituzionali e privati: siamo di fronte alla fine del trend rialzista o semplicemente a una fase di consolidamento prima di nuovi massimi?
Secondo diversi esperti di Wall Street, la volatilità recente non rappresenta necessariamente un segnale negativo. Al contrario, viene interpretata come una fase naturale all’interno di un ciclo rialzista più ampio.
Justin Cardwell, analista di Alternative Options, ritiene che il mercato stia attraversando un passaggio fisiologico in cui le posizioni più speculative vengono progressivamente sostituite da investitori con maggiore capacità finanziaria e una visione di lungo periodo. Questo processo tende a rendere il mercato più stabile nel tempo, riducendo il rischio di movimenti improvvisi causati da vendite impulsive.
Una visione simile arriva anche da Ryan Haiss, esperto di Flynn Zito Capital Management, che sottolinea come il prezzo dell’oro sia fortemente influenzato da fattori esterni difficili da prevedere, tra cui:
• tensioni geopolitiche internazionali
• politica monetaria delle principali banche centrali
• andamento del dollaro americano
• aspettative di inflazione globale
Questi elementi contribuiscono a creare oscillazioni rapide, ma non modificano necessariamente il trend di fondo.
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Tra le previsioni più ambiziose emerge quella di Thomas Winmill, gestore di Midas Funds, che considera realistico un prezzo dell’oro superiore ai 6.000 dollari l’oncia entro la fine del 2026. Questa prospettiva si basa su dinamiche strutturali che stanno modificando profondamente il mercato.
I principali fattori che potrebbero sostenere ulteriori rialzi includono:
• progressivo indebolimento del dollaro
• aumento degli acquisti di oro da parte delle banche centrali
• crescente domanda come bene rifugio
• instabilità economica globale
• riduzione della fiducia nelle valute tradizionali
Non si tratta di una previsione isolata. Anche grandi istituzioni finanziarie internazionali, tra cui Société Générale e Deutsche Bank, hanno recentemente rivisto al rialzo le loro stime, indicando lo stesso livello come possibile obiettivo nel medio termine.
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Una delle analisi più interessanti arriva da Trevor Yates, stratega di Global X, che interpreta il movimento attuale non come un semplice rally speculativo, ma come l’inizio di un nuovo ciclo rialzista strutturale.
Secondo questa lettura, il mercato dell’oro sta beneficiando di cambiamenti profondi nel sistema finanziario globale, tra cui la crescente diversificazione delle riserve delle banche centrali e la ricerca di asset alternativi rispetto ai titoli di Stato.
In questo contesto, non solo il metallo fisico potrebbe continuare a salire, ma anche le azioni delle società minerarie aurifere potrebbero offrire opportunità ancora più interessanti. Storicamente, questi titoli tendono ad amplificare i movimenti dell’oro, offrendo un potenziale di crescita superiore durante i cicli rialzisti.
L’oro rimane uno degli asset più osservati al mondo, e il suo comportamento nei prossimi mesi potrebbe fornire indicazioni fondamentali sulla direzione dei mercati globali.
Se le condizioni macroeconomiche attuali dovessero persistere, il metallo prezioso potrebbe continuare a muoversi in un contesto caratterizzato da:
• elevata volatilità
• fasi di consolidamento temporaneo
• nuovi tentativi di raggiungere massimi storici
Per molti analisti, l’attuale fase non rappresenta una fine, ma una possibile pausa all’interno di un trend di lungo periodo che potrebbe ridefinire i livelli di riferimento per il prezzo dell’oro nei prossimi anni.
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