L'Africa rimane la regione meno elettrificata a livello globale. Secondo la Banca Mondiale, più di 600 milioni di persone in tutto il continente sono ancora prive di accesso all'elettricità. Pertanto, la politica energetica è strettamente legata all'industrializzazione, alla creazione di posti di lavoro e alla riduzione della povertà.
Inoltre, l'Agenzia Internazionale dell'Energia rileva che l'Africa rappresenta meno del 4% delle emissioni globali legate all'energia. Tuttavia, si trova ad affrontare una crescente domanda energetica mentre le popolazioni si espandono e l'urbanizzazione accelera.
Di conseguenza, l'inclusione energetica è diventata centrale nella pianificazione economica. I governi sostengono che limitare gli investimenti negli idrocarburi potrebbe rallentare la crescita delle infrastrutture e indebolire la stabilità fiscale negli stati produttori.
L'accesso al capitale rimane disomogeneo. I finanziatori multilaterali, inclusa la Banca Africana di Sviluppo, hanno aumentato il finanziamento legato al clima. Tuttavia, gli investimenti privati nelle infrastrutture energetiche su larga scala rimangono vincolati dalle percezioni del rischio e dagli ostacoli normativi.
Allo stesso tempo, i produttori energetici africani continuano a cercare partnership diversificate. L'impegno con l'Asia si è ampliato, in particolare nel gas naturale liquefatto, nella raffinazione e nelle infrastrutture a valle. Nel frattempo, i flussi di capitale dalla regione del Golfo sono sempre più visibili nello sviluppo a monte e nelle piattaforme rinnovabili.
Di conseguenza, l'inclusione energetica non è più inquadrata come una scelta binaria tra combustibili fossili e rinnovabili. Invece, i responsabili politici enfatizzano transizioni graduali supportate da finanza mista e trasferimento tecnologico.
Il gas naturale continua a figurare in modo prominente nelle strategie energetiche nazionali. Paesi come Nigeria, Mozambico e Senegal vedono il gas come un combustibile di transizione che può espandere la generazione di energia supportando al contempo i ricavi delle esportazioni.
Inoltre, i progetti gas-to-power sono spesso posizionati come catalizzatori per cluster industriali. Impianti di fertilizzanti, petrolchimici e strutture di produzione dipendono da forniture di carico di base affidabili. Pertanto, limitare gli investimenti a monte potrebbe avere implicazioni macroeconomiche più ampie.
I dati del Fondo monetario internazionale suggeriscono che le economie esportatrici di energia dipendono fortemente dai ricavi degli idrocarburi per stabilizzare i saldi esterni. In questo contesto, le strategie energetiche inclusive sono considerate essenziali per la resilienza fiscale.
Sebbene gli impegni globali di decarbonizzazione si stiano intensificando, i governi africani continuano a sostenere responsabilità differenziate. Sostengono che il finanziamento dello sviluppo dovrebbe supportare sia l'espansione delle rinnovabili che lo sviluppo responsabile degli idrocarburi.
Inoltre, i quadri regionali come l'Agenda 2063 dell'Unione Africana enfatizzano infrastrutture, aggiunta di valore e sicurezza energetica come pilastri della crescita a lungo termine.
In definitiva, l'inclusione energetica africana riflette un calcolo economico più ampio. Il continente cerca di espandere l'accesso all'elettricità, mobilitare capitale e preservare la stabilità fiscale. Mentre i percorsi di transizione energetica varieranno, l'obiettivo sottostante rimane coerente: una crescita che sia sia sostenibile che inclusiva.
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