Nella seduta odierna le azioni Nexi mettono a segno un marginale progresso dello 0,2%, con i prezzi che si attestano a 3,1 euro. Un segnale di stabilizzazione che tuttavia non modifica il quadro tecnico di breve e medio periodo: nell’ultimo mese il titolo ha lasciato sul terreno circa il 16%, mentre anno su anno la performance resta pesantemente negativa con un calo del 34%. Numeri che fotografano una fase di forte pressione sul comparto dei pagamenti digitali e che collocano l’azione tra le peggiori del paniere principale italiano in termini di rendimento annuale.
Il rimbalzo odierno appare più come un movimento tecnico che come l’avvio di un’inversione strutturale. I volumi non evidenziano ancora un deciso ritorno degli investitori istituzionali e la volatilità rimane elevata. In questo contesto, il livello dei 3 euro si configura come soglia psicologica rilevante: la sua tenuta potrebbe favorire tentativi di recupero speculativo, mentre eventuali rotture al ribasso rischierebbero di alimentare nuove vendite.
Per ora, dunque, il mercato sembra in modalità attesa, con operatori e desk che preferiscono non esporsi in modo significativo prima di avere maggiore visibilità sui fondamentali. Ed è proprio qui che entra in gioco il prossimo appuntamento chiave: la pubblicazione dei risultati annuali.
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Secondo il consensus aggiornato a febbraio 2026 – elaborato sulla base delle valutazioni di undici analisti – Nexi dovrebbe aver chiuso il 2025 con ricavi pari a circa 3,59 miliardi di euro. Si tratterebbe di un incremento del 2,2% rispetto ai 3,51 miliardi registrati nell’esercizio precedente. Una crescita dunque contenuta, ma coerente con uno scenario macroeconomico ancora incerto e con una fase di normalizzazione dei volumi nei pagamenti digitali dopo l’espansione degli anni post-pandemia.
Sul fronte della redditività, le attese indicano un margine operativo lordo attorno a 1,91 miliardi di euro, in miglioramento del 2,8% su base annua. La marginalità sarebbe quindi pari al 53,3%, confermando la solidità del modello di business in termini di generazione di cassa operativa. Per quanto riguarda l’utile per azione normalizzato, il consenso si colloca a 0,65 euro.
Per gli investitori questi numeri rappresentano una base di riferimento, ma non il vero driver del movimento futuro del titolo. Il fatto è che la crescita attesa, infatti, appare già in larga parte incorporata nelle valutazioni correnti. Ciò che farà la differenza sarà la qualità del messaggio strategico che il management riuscirà a trasmettere in occasione della presentazione dei risultati.
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Il Consiglio di Amministrazione è convocato per l’approvazione del bilancio 2025 mercoledì 4 marzo 2026. In quell’occasione il management non si limiterà a illustrare i numeri consuntivi, ma fornirà anche indicazioni sul piano strategico e sulle prospettive per l’esercizio in corso.
Per il mercato, la vera variabile sarà la guidance 2026: tassi di crescita organica, evoluzione dei margini, generazione di cassa e traiettoria del debito. Dopo un inizio d’anno così debole, gli investitori cercheranno segnali concreti di accelerazione o, quantomeno, elementi che possano giustificare un re-rating del titolo.
Particolare attenzione sarà rivolta alla capacità di Nexi di sostenere la crescita in un contesto competitivo sempre più sfidante, con pressione sui prezzi e investimenti continui in tecnologia. Inoltre, eventuali aggiornamenti sul percorso di riduzione dell’indebitamento potrebbero incidere sensibilmente sulla percezione del rischio finanziario e, di conseguenza, sul costo del capitale.
In un titolo che ha perso oltre un terzo del proprio valore da gennaio, anche piccoli scostamenti rispetto alle attese potrebbero tradursi in movimenti amplificati. Chi è attivo sull’azionario lo sa bene: il mercato, in queste fasi, tende a reagire più alle prospettive che ai risultati passati.
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La combinazione di performance negativa, valutazioni compresse e appuntamento societario imminente crea le condizioni ideali per un aumento della speculazione di breve periodo. I trader guardano con attenzione ai livelli tecnici e alla possibile formazione di pattern di inversione, ma sanno che il vero catalizzatore sarà la comunicazione ufficiale della società.
Se il management riuscisse a delineare uno scenario di crescita più robusto per il 2026, con miglioramento della leva operativa e progressi tangibili sul fronte dell’integrazione e dell’efficienza, il titolo potrebbe beneficiare di un rimbalzo significativo, anche in ottica di short covering. Al contrario, indicazioni prudenti o inferiori alle aspettative rischierebbero di alimentare nuove vendite, prolungando la fase ribassista.
Per gli investitori di medio periodo, il dossier Nexi resta quindi aperto. Il pricing attuale riflette molte delle criticità emerse negli ultimi mesi, ma lascia spazio a recuperi qualora la traiettoria di crescita torni convincente.
Nel brevissimo termine, tuttavia, l’attenzione è tutta concentrata sul 4 marzo: una data che potrebbe ridefinire il sentiment sul titolo e determinare la direzione del prossimo movimento significativo.

