Dopo il violento scivolone del fine settimana, Bitcoin ha tentato una fase di stabilizzazione intorno alla soglia dei 78.000 dollari, senza però convincere davvero gli operatori. Secondo diversi analisti, il rimbalzo tecnico osservato a inizio settimana non rappresenta ancora un segnale di inversione credibile, soprattutto perché gli investitori continuano a mostrarsi riluttanti nel comprare il calo.
Nel corso di sabato, Bitcoin ha registrato una brusca accelerazione ribassista, spingendosi sui livelli più bassi dallo scorso aprile e segnando il quarto mese consecutivo di perdite. Un dato che rafforza l’idea di un trend correttivo ormai strutturale e non legato a un singolo evento isolato.
Il crollo del fine settimana è arrivato in concomitanza con l’annuncio del presidente Donald Trump, che venerdì ha indicato Kevin Warsh come futuro presidente della Federal Reserve, una volta terminato il mandato di Jerome Powell a maggio. I mercati hanno interpretato la nomina come un segnale marcatamente restrittivo, rafforzando le aspettative di una politica monetaria più aggressiva e meno accomodante.
Questo cambio di prospettiva ha innescato vendite non solo sulle criptovalute, ma anche su asset tradizionalmente difensivi. Ether ha seguito Bitcoin al ribasso, mentre oro e metalli preziosi hanno subito un vero e proprio tracollo già da venerdì, con pressioni che si sono estese anche all’inizio della nuova settimana.
Secondo gli strategist di 10X Research, il quadro tecnico resta delicato. In una nota diffusa domenica sera, il team ha indicato 73.000 dollari come prossimo livello di supporto rilevante per Bitcoin, sottolineando come i flussi e i dati di posizionamento mostrino un cambiamento netto nel sentiment.
Gli investitori, spiegano gli analisti, non sembrano ancora pronti a comprare il dip. L’attenzione del mercato è rivolta soprattutto alla riduzione della leva finanziaria e alla chiusura delle posizioni più rischiose, piuttosto che alla costruzione di nuove esposizioni in vista di un rimbalzo.
Anche se alcuni indicatori tecnici e di sentiment stanno iniziando a segnalare condizioni estreme, il trend di fondo rimane orientato al ribasso. In assenza di un catalizzatore macro o settoriale chiaro, manca l’urgenza di intervenire.
La pressione sulle criptovalute riflette una fragilità più ampia dell’intero comparto. Al di là di un rimbalzo temporaneo osservato il mese scorso, Bitcoin fatica a ritrovare slancio già dall’autunno, quando vendite da parte dei grandi detentori e liquidazioni forzate hanno attraversato il settore come un’onda lunga.
I numeri rafforzano questa lettura. Bitcoin segna un calo superiore al 12% da inizio anno, mentre Ether ha perso circa il 23% nello stesso periodo. Complessivamente, il mercato delle criptovalute ha visto evaporare circa 1.700 miliardi di dollari di capitalizzazione, pari a un ridimensionamento di quasi il 39% rispetto ai massimi dello scorso anno, sempre secondo le stime di 10X Research.
Una visione leggermente più costruttiva arriva da Fundstrat. Sean Farrell, responsabile delle strategie sugli asset digitali, individua l’area compresa tra 74.000 e 75.000 dollari come una zona di supporto logica. Non a caso, quei livelli avevano rappresentato un massimo intraday nel marzo 2024 e un minimo intraday nell’aprile 2025 durante la fase di vendite legata ai timori sui dazi.
Secondo Farrell, l’intensità del ribasso e i segnali di capitolazione osservati nel fine settimana migliorano il profilo rischio rendimento nel breve termine, rendendo giustificabile un impiego prudente di liquidità. Tuttavia, lo strategist avverte che il quadro resta inclinato verso il basso, con rischi di posizionamento ancora elevati nei mercati tradizionali, elementi che potrebbero continuare a pesare anche sul comparto crypto.


