I futures sull’oro (GC=F) hanno registrato un crollo fino all’11% in una sola seduta, scendendo sotto quota 4.900 dollari per oncia, segnando una delle inversioni più violente dell’intero movimento rialzista dei metalli preziosi. Anche il prezzo spot dell’oro ha subito la peggior flessione giornaliera dagli inizi degli anni Ottanta, mentre i futures sull’argento (SI=F) hanno perso oltre il 25%, dopo aver toccato livelli estremamente tirati solo pochi giorni prima.
La correzione è arrivata insieme a una fase di debolezza dei mercati azionari globali e a un cambio di percezione sul fronte della politica monetaria statunitense, dopo la nomina del nuovo presidente della Federal Reserve da parte di Donald Trump, individuato in Kevin Warsh, figura storicamente considerata più restrittiva e attenta all’inflazione. La scelta ha ridotto i timori di una banca centrale troppo accomodante, rafforzando temporaneamente il dollaro e innescando prese di profitto sui metalli.
Secondo diversi strategist, il movimento ribassista rappresenta una correzione tecnica attesa dopo una fase di crescita quasi parabolica. Mike McGlone di Bloomberg Intelligence ha sottolineato che, storicamente, rialzi troppo rapidi nei metalli preziosi tendono a precedere fasi di picco durature, in particolare per l’argento. Anche Ole Hansen di Saxo Bank ha parlato di fase pericolosa, spiegando che quando la volatilità accelera eccessivamente la liquidità di mercato si riduce e gli scostamenti di prezzo diventano più estremi.
I dati di chiusura mostrano i futures oro area 4.745 dollari con una perdita superiore a 600 dollari giornalieri, mentre l’argento, che aveva toccato recentemente quota 120 dollari l’oncia, è sceso rapidamente verso area 80. Il movimento evidenzia quanto il mercato fosse carico di posizioni speculative e quanto basti un cambiamento di narrativa per scatenare vendite a cascata.
Il crollo arriva pochi giorni dopo nuove stime molto aggressive di Goldman Sachs, che aveva fissato un target di fine anno a 5.400 dollari per l’oro, con possibilità di ulteriori estensioni rialziste grazie alla partecipazione crescente degli investitori privati. Anche il recente mantenimento dei tassi invariati da parte della Fed e le dichiarazioni del presidente Jerome Powell avevano contribuito a spingere il metallo oltre 5.500 dollari, alimentando il cosiddetto debasement trade legato alla debolezza del dollaro.
Gli analisti di JPMorgan avevano già segnalato nelle scorse settimane che l’argento stava superando in modo significativo le medie previsionali, pur riconoscendo la difficoltà di individuare un massimo in presenza di momentum quasi parabolico. La seduta di forte ribasso ha riportato il tema della sostenibilità delle valutazioni al centro del dibattito tra operatori e gestori.


