Un ribasso dell’1,2 per cento caratterizza l’andamento delle azioni MPS nell’ultima seduta della settimana. La quotata senese, quindi, non riesce a dare un minimo di continuità al rimbalzo avvenuto ieri dopo due sessioni di fila tinte di rosso e subisce le vendite. A metà mattinata il titolo della banca toscana passa di mano a 8,84 euro. L’andamento molto incerto delle ultime settimane inizia a pesare sul gruppone e così la performance a un mese diventa piatta mentre quella da inizio anno evidenzia un calo di 5 punti percentuali.
Questo ci induce a pensare che siano state le ultime settimane il momento di maggiore difficoltà della banca. In ballo per spiegare il momento non proprio brillante del titolo c’è la fase di ritracciamento che la borsa di Milano sta attraversando dopo un 2025 da record ma anche l’incertezza interna sulla governance. In pratica la performance sottotono della banca toscana è sia dovuta al contesto che a cause interne. Su questo secondo fronte è il destino di Luigi Lovaglio a tenere gli investitori con il fiato sospeso. Il meccanismo che si attiva poi è quello classico: al mercato non piacciono mai le situazioni di incertezza e da qui le vendite.
Ma vediamo nel dettaglio cosa è successo nelle ultime ore.
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La partita sulla governance di Banca Monte dei Paschi di Siena è in una fase delicata. Il consiglio di amministrazione della banca toscana riunito ieri ha deciso di prendere tempo sulla definizione del regolamento per la formazione della lista del board, rinviando ogni decisione a fine mese. Una scelta che aumenta l’incertezza sul futuro dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e che il mercato sta immediatamente scontando.
La riunione del Cda senese era molto attesa dagli operatori ma alla fine si chiusa senza un esito concreto. L’organo di gestione ha optato per ulteriori approfondimenti sul regolamento che disciplinerà la presentazione della lista del consiglio in vista del rinnovo del board, previsto per il 15 aprile.
La banca ha motivato il rinvio con la necessità di arrivare a una formalizzazione chiara delle regole di governance, anche alla luce dell’assemblea del 4 febbraio, chiamata ad approvare il nuovo statuto, che attende ancora il via libera della BCE.
Sul tavolo rimane la proposta del comitato nomine, presieduto da Domenico Lombardi, che prevede l’esclusione dell’attuale CEO dal perimetro dei candidati nella fase di costruzione della lista. Formalmente la scelta non precluderebbe una sua riconferma, ma per il mercato rappresenta un segnale di discontinuità. Secondo diversi osservatori, il passaggio viene letto come un possibile preludio a un cambio al vertice nel triennio 2026-2029, aprendo un fronte di incertezza proprio nella fase finale del percorso di risanamento dell’istituto.
A pesare sulla posizione di Lovaglio non è solo l’indagine avviata dalla Procura di Milano, che ipotizza un presunto concerto nell’operazione su Mediobanca, ma anche le frizioni emerse negli ultimi mesi con il Gruppo Caltagirone, azionista con circa il 10% del capitale.
Sul fronte opposto, però, il manager può contare su sponde rilevanti: il MEF, con una quota del 4,9%, sarebbe orientato alla continuità, così come Delfin, primo azionista della banca. Una spaccatura che rende il quadro ancora più complesso.
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Come già accennato in precedenza, l’incertezza si sta riflettendo chiaramente sull’andamento del titolo e questo perchè il rinvio del Cda, atteso come momento di chiarezza sulle regole di selezione del futuro board, ha invece alimentato la percezione di instabilità decisionale, elemento che gli investitori tendono a penalizzare, soprattutto in un contesto di mercato già selettivo sul comparto bancario.
Con il calendario societario ormai definito e l’assemblea di aprile alle porte, il tempo a disposizione per sciogliere i nodi si riduce. Il prossimo appuntamento del 28 gennaio diventa così cruciale per capire se il Cda riuscirà a trovare una sintesi. Fino ad allora è probabile che il dossier Lovaglio resti un fattore di rischio per il titolo, con il mercato in attesa di segnali più chiari sulla strategia di governance e sulla continuità manageriale di Rocca Salimbeni.


